Tommaso Montesano
Da Libero del 13/10/2007
Consuma più elettricità in un mese la sua villa di Nashville che una famiglia americana in un anno.
Bocciato come aspirante presidente nel 2000, adesso Al Gore avrà un altro premio con cui consolarsi: il Nobel per la pace. Dopo l'Oscar vinto a febbraio per il miglior documentario e per la migliore colonna sonora - ovvero "An inconvenient truth", la "Scomoda verità" sui presunti effetti apocalittici per la Terra dovuti al riscaldamento globale - l'ex vicepresidente di Bill Clinton ha ricevuto ad Oslo il riconoscimento più prestigioso insieme al comitato intergovernativo per i mutamenti climatici dell'Orni (Ipcc). Motivo: «I loro sforzi nel far crescere e diffondere una più ampia conoscenza sugli impatti del cambiamento climatico, e per proporre le misure che sono ne-cessarie a contenerne gli effetti negativi».
Non sarà ricordato per la brillante carriera politica, il democratico Al, ma da ieri è il primo vincitore dell'Oscar a fregiarsi del bis con il Nobel. «Sono profondamente onorato», ha esclamato orgoglioso, «siamo di fronte ad una vera e propria emergenza planetaria. La crisi climatica non è un argomento politico, è una sfida morale e spirituale per l'intera umanità. E questa è l'occasione per innalzare il livello di consapevolezza».
Gore ha poi annunciato che devolverà «il 100% della somma del premio all'Alliance for climate protection, un'organizzazione bipartisan senza scopo di lucro che dedica ogni sforzo ad influenzare l'opinione pubblica negli Usa e nel mondo sull'urgenza di risolvere la crisi climatica. La battaglia è solo all'inizio».
Sarà, ma giusto il giorno prima proprio il documentario che gli ha procurato fama, applausi di vip hollywoodiani e nuovi sostenitori in vista di una nuova candidatura alla Casa Bianca nel 2008 è stato stroncato senza appello dall'Alta corte di Londra dopo un ricorso presentato dal padre di due studenti del Kent, costretti a sorbirsi i cento minuti di "An inconvenient truth", di cui il governo Brown ha consegnato 3.500 copie agli istituti secondari di Inghilterra e Galles.
Ebbene, per sir Michael Burton la pellicola è «faziosa e scientificamente non accurata». Per carità, il film non deve incorrere nella tagliola della censura, ma va mostrata agli studenti con l'avvertenza che si tratta di un documentario in cui la scienza «messa nelle mani di un abile comunicatore e uomo politico, è utilizzata per dar vita a un messaggio politico e per sostenere un programma politico». Ossia la lotta alla politica ambientale ed energetica dell'amministrazione Bush. Un giudizio, quello di sir Burton, suffragato dalle motivazioni di fior di esperti scientifici che sbugiardano, una per una, le "verità" di Gore.
A macchiare il Nobel del nuovo paladino dell'ambientalismo, poi, c'è la sua bolletta energetica. Nel febbraio scorso il Nashville electric service comunicò che la casa di 20 stanze, tre saloni, due piscine (coperta e scoperta) di Al consuma più elettricità in un mese di quanto una famiglia americana media ne consumi in un anno.
Nel 2006 a carico di casa Gore sono stati conteggiati 221mila kilowatt-ora a fronte dei poco più di 10rnila dei suoi concittadini. «Gore dovrebbe dare il buon esempio agli americani», protestò Drew Johnson, presidente del Tennessee center for policy research e portavoce del movimento per la lotta al "global warming". Inutile, visto che dall'uscita del film i consumi medi mensili sono passati dai 16mila del 2005 ai 18milakwh del 2006. Ma il Nobel è arrivato lo stesso.


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